Riassunto dell'episodio
L'ottantunesima Assemblea Generale dell'ONU ha evidenziato una frattura profonda a livello globale, confermando l'impotenza dell'organizzazione di fronte ai conflitti moderni. Tra le tensioni per la guerra in Ucraina e lo scontro sul Medio Oriente, il discorso di Netanyahu ha provocato un esodo di massa dall'aula. Questo scenario delinea un ordine frammentato in cui il Sud Globale reclama riforme urgenti e l'Europa rischia di perdere la propria rilevanza strategica.
Trascrizione
Bentornati al Mondo In Bilico, sono Emiliano Fatello. Mi hanno detto che è usanza che i produttori, il protagonista, non so come chiamarlo, del podcast debba ogni tanto ripetere il proprio nome, ecco fatto. Questa settimana avevo in programma di parlare di altro, ma ho dovuto cambiare rotta velocemente perché non era possibile non seguire da vicino l'ottantunesima Assemblea Generale delle Nazioni Unite di New York, visto poi soprattutto quello che sta accadendo nel mondo dovevamo immediatamente essere connessi. Mentre i riflettori si accendevano sul Palazzo di Vetro, il messaggio che arrivava dai corridoi dell'East River non era di certo di unità, ma di frattura profonda, e non possiamo dire che non ce l'aspettavamo.
Il dibattito generale comunque di alto livello ha confermato che tutto quello che prevedevano e avevano intuito è accaduto. L'ONU non è più il foro dove si risolvono i conflitti, ma è lo specchio dove si riflette la loro totale impotenza. Ma entriamo un po' nel merito e in sintesi possiamo dire che si è svolta su tre filoni principali che hanno dominato un po' gli interventi degli Stati, più un quarto momento che è quello di Netanyahu che dobbiamo per forza citare. Allora, primo filone, la guerra permanente e il fallimento della deterrenza, ecco il titolo che ho voluto proprio questo perché i discorsi sulla pace che sono stati in gran parte totalmente svuotati di contenuto si sono concentrati sull'Ucraina, che dopo quattro anni dall'invasione russa, il blocco occidentale guidato da USA-Europa ha ripetuto la solita storia giusta per carità da parte loro di avere una pace corretta, giusta, mentre Mosca e i suoi alleati dei BRICS hanno dipinto invece l'Occidente come l'aggressore.
Ma la novità secondo me di quest'anno, di questa assemblea è stata la voce del Sud Globale. Paesi come l'India, il Brasile, il Sudafrica non hanno scelto un campo ma hanno chiesto immediate riforme, hanno chiesto una tregua anche veloce proprio di quel sistema multilaterale. L'Europa invece, dal canto suo, scopre di non essere più un attore globale ma un attore regionale. Cioè metà del mondo non ascolta e non rispetta più Bruxelles o Washington quando parlano di valori universali. Andiamo al secondo filone, il Medio Oriente che è chiaramente sul punto di ebollizione. La crisi a Gaza, la sua estensione poi nel Libano e in Iran, hanno un po' monopolizzato i tempi degli interventi e delle parole dei leader degli Stati.
Gli interventi arabi e africani sono stati durissimi con accuse di ipocrisia verso chi invoca i diritti umani ma che poi continua a sostenere militarmente Israele. Da parte americana c'è stato un tentativo di equilibrismo che è sostanzialmente fallito. Le solite promesse di aiuti umanitari senza però alcuna reale e concreta pressione per fermare le operazioni militari. Il diritto internazionale umanitario è stato invocato da tutti in aula ma poi non viene rispettato da nessuno e questo porta quell'impunità che viene percepita e che è ormai il vero motore della radicalizzazione globale. Ma qui arriviamo al momento quello che tiravo un po' fuori dai tre filoni e che è stato quello più atteso di tutta l'assemblea e parliamo del discorso di Netanyahu.
Quando il premier israeliano è salito sul podio in aula è scoppiato il parapiglia, un mix di applausi, fischi e uscite di massa. Si parla di circa 77 delegazioni assenti e uscite dall'aula tra cui 18 paesi arabi: Egitto, Siria, Palestina, Giordania, Libano, Iraq, Qatar, Kuwait, Oman, Yemen, Sudan, Tunisia, Algeria, Libia, Mauritania, Somalia e Comore. Oltre a 17 paesi latino-americani e caraibici e alcuni Stati europei come Spagna, Irlanda e Slovenia, più la Bosnia ed Erzegovina, la Macedonia del Nord e San Marino, addirittura San Marino. La delegazione statunitense invece è rimasta salda in aula. Quello che ha colpito sono state le parole di Netanyahu che ha definito codardi morali chi stava lasciando l'emiciclo e ha anche invitato tutti gli altri a chi volesse seguire a uscire dall'aula.
Nel discorso ha rivendicato l'attacco contro la capacità nucleare iraniana come una delle decisioni più semplici della sua carriera. Ha respinto le accuse di genocidio a Gaza bollandole come la più grande bugia del secolo. E ha mostrato un cerotto a persona richiamando l'operazione contro Hezbollah del settembre 2024. E poi ha inoltrato degli attacchi diretti nei confronti del Qatar, della Turchia e del sindaco di New York, Eric Adams, di cui se ne sono dette a distanza non poche. Ora un dettaglio politico che di certo non è secondario è che bisogna citare il fatto che questo discorso arriva a poche settimane dalle elezioni israeliane e sono le prime da quel dannato 7 ottobre del 2023.
E diversi osservatori hanno letto più questo suo intervento come un comizio elettorale rivolto all'elettorato interno ovviamente, piuttosto che un intervento diplomatico. Ora al netto delle varie interpretazioni, e cerco di essere più equilibrato possibile in questi interventi, bisogna dire che mai come quest'anno in un'aula dell'ONU così affollata si è svuotata velocemente e così visibilmente davanti a un capo di governo. E quindi ritorniamo al terzo filone che ho chiamato la nuova corsa agli armamenti, quelli digitali ovviamente. Forse è stato l'aspetto meno visibile perché chiaramente quello che abbiamo appena raccontato ha preso l'attenzione di tutto. Ma questo è un tema molto pericoloso, forse il più pericoloso che è emerso questa settimana dall'assemblea con un confronto sull'intelligenza artificiale e sulla cybersecurity.
Non si è parlato solo di etica ma di sovranità tecnologica e indovinate chi è stata protagonista, chiaramente la Cina e gli Stati Uniti che hanno presentato modelli di governance concorrenti: Pechino ha puntato sull'impostazione statalcentrica, Washington su una market-driven, il resto del mondo rischia invece di diventare una colonia digitale dell'uno o dell'altro sistema. Insomma il tentativo finale poi che anche molti aspettavano che era quello di lanciare un trattato vincolante sui robot killer è naufragato totalmente di fronte al veto implicito. Ora voi mi direte ma una nota positiva su questa assemblea c'è stata, diciamo che una luce fioca all'orizzonte un po' si è intravista ma non è arrivata di certo dai grandi leader ma dalle piccole isole Stato.
Pensate un po', un intervento emotivo e tecnicamente ineccepibile è arrivato dai delegati di Tuvalu e delle Maldive che hanno legato la sopravvivenza climatica a quella della sicurezza nazionale dicendo chiaramente se il clima uccide noi la guerra distrugge tutti. Insomma è stato l'unico intervento capace di unire ecologia e geopolitica costringendo anche i leader più scettici impegnati altrove ad ascoltare. Insomma in conclusione la sintesi è che possiamo parlare di un'istituzione purtroppo totalmente paralizzata, non riusciamo più a vedere quelle assemblee dell'ONU importanti come in passato. Il Consiglio di Sicurezza resta quindi paralizzato dal veto russo e cinese, l'Assemblea Generale diventa sempre più un teatro di propaganda politica e la presenza massiccia di capi di Stato africani e latinoamericani mostra che il baricentro del potere mondiale si sta spostando, non siamo più su un ordine bipolare né in un multipolarismo stabile, siamo in un ordine totalmente frammentato come è stato facile comprendere e le alleanze sono transnazionali e fluttuanti.
Infine per l'Italia e l'Europa la lezione di questa assemblea generale è stata veramente dura, non possiamo più permetterci di essere spettatori, lo sto ripetendo da podcast dopo podcast, dobbiamo costruire ponti diretti con il Sud Globale toccando interessi concreti che vanno dall'energia, dal cibo alla tecnologia, altrimenti diventeremo irrilevanti nell'ordine che si sta formando e proprio qui a New York. Grazie per aver ascoltato ancora una volta Mondo In Bilico, vi raccomando restate sintonizzati e resistete, non cadete
Trascrizione dell'episodio, generata automaticamente e rivista: possono restare imprecisioni.
L'autore
Emiliano Fatello
Biografia in arrivo: chi è Emiliano Fatello e perché ha scelto di raccontare questo podcast.