Riassunto dell'episodio
Il diciottesimo summit dei BRICS in India segna una svolta cruciale, ponendo l'intelligenza artificiale al centro dell'agenda geopolitica globale. La Cina guida la spinta per un ecosistema open source alternativo al modello statunitense, sfidando il monopolio tecnologico occidentale. Questo scenario ridefinisce i rapporti di forza e offre ai paesi in via di sviluppo una nuova voce nella regolamentazione globale.
Trascrizione
Il Mondo Da Un Altro Punto Di Vista. Il Mondo In Bilico. Sto parlando del diciottesimo summit dei BRICS, dei paesi del BRICS che è stato ospitato in India, con un titolo che suona anche rassicurante.
Costruire resilienza, innovazione, cooperazione e anche se il contenuto è rassicurante. Vi do il benvenuto a Il Mondo In Bilico. Oggi parleremo dei paesi del BRICS, anche se cosa c'era all'ordine del giorno dell'ultimo summit, e precisamente dell'intelligenza artificiale. Parleremo dell'AI come nuovo terreno di scontro geopolitico e insieme proviamo a capire cosa sta realmente accadendo. Allora l'India accoglie per la quarta volta il summit dei BRICS, però questa volta oltre ai cinque fondatori — Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica — c'erano anche i membri entrati nell'ultima fase di allargamento e quindi l'Egitto, l'Etiopia, l'Iran, gli Emirati Arabi Uniti e l'Indonesia.
Questo blocco oggi rappresenta — secondo le stime che sono circolate durante il summit — quasi metà della popolazione mondiale. Ma voglio sottolineare anche che in questo summit erano presenti chiaramente Xi Jinping, ma anche Vladimir Putin erano presenti fisicamente e lo sottolineo perché invece lo scorso anno al summit di Rio Putin non c'era, era in video collegamento. Questo perché il Brasile, essendo un paese che fa parte della Corte Penale Internazionale, avrebbe dovuto teoricamente arrestarlo, cioè in realtà era obbligato visto il mandato pendente su di lui. Invece l'India, non facendo parte del CPI, della Corte Penale Internazionale, questa volta Putin poteva presenziare, non aveva rischi.
Ma quali sono stati gli obiettivi di questo summit? Allora, innanzitutto hanno adottato per consenso la dichiarazione di New Delhi. Un testo di 140 paragrafi che praticamente ha toccato tutto, dalla riforma del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, del Fondo Monetario Internazionale, i dazi, le sanzioni unilaterali, Gaza, il Medio Oriente, la dedollarizzazione, ma anche l'attacco terroristico di Pahalgam in Kashmir, il Sudan, la sicurezza alimentare e naturalmente la governance dell'intelligenza artificiale. E forse è importante sostenere che la novità sta proprio tutta qui. L'intelligenza artificiale non è stata trattata come un tema messo da parte, al latere di tutti i preziosi e altri importanti temi, ma stava proprio nell'ordine del giorno come uno dei temi più importanti da trattare.
I leader dei BRICS presenti, chiaramente tutti nel summit, hanno preso l'impegno di attuare la dichiarazione sulla governance globale dell'intelligenza artificiale. Con questo documento riconoscono che l'intelligenza artificiale rappresenta un'opportunità enorme per la crescita economica e lo sviluppo sostenibile, però insistono sulla necessità di una cooperazione internazionale più ampia, per garantire un accesso equo alle risorse computazionali, promuovere tecnologie affidabili, sostenere la ricerca scientifica e soprattutto mitigare i rischi. Inoltre si è trattato anche di un tema molto importante come il problema energetico sull'efficienza energetica dei sistemi di intelligenza artificiale. Questo è un problema che sta diventando centrale, mano a mano che i data center per l'addestramento dei modelli diventano voraci di elettricità, ne hanno sempre più bisogno.
Bisogna anche citare due eventi che il documento richiama, uno è l'AI Impact Summit, sempre ospitato in India nel 2026, che prepara un po' tutto il lavoro sull'intelligenza artificiale che fu sottoscritto da 88 paesi e qui si parla del principio che i benefici della tecnologia debbano essere condivisi da tutta l'umanità. E poi è la World AI Conference di Shanghai dove sempre la Cina qui si propose come alfiere dell'intelligenza artificiale ma open source e alternativa al modello dominante un po' come quello statunitense. Ma il punto politico, senza girarci troppo intorno, e che sto cercando di mettere in evidenza in questa puntata di Il Mondo In Bilico, è che i BRICS stanno costruendo una narrazione secondo cui la governance dell'intelligenza artificiale non può più restare appannaggio di chi oggi possiede l'infrastruttura tecnologica, essenzialmente gli Stati Uniti.
La dichiarazione infatti insiste che i paesi in via di sviluppo debbano avere voce in capitolo nella scrittura delle norme, negli standard di sicurezza e nei quadri regolatori e non limitarsi a subire le regole che vengono scritte altrove. E la partita più ambiziosa dentro questa cornice se la sta giocando proprio la Cina dove ha annunciato chiaramente l'intenzione di guidare la creazione di una BRICS AI Open Source Zone. Parliamo di una piattaforma pensata per condividere modelli linguistici di grandi dimensioni, strumenti di addestramento ed ecosistemi di intelligenza artificiale aperta a tutti i paesi membri. La Cina in questo appuntamento, come in altri eventi che sono già preceduti, sta lanciando l'Open Source come la via cinese, cioè alternativa a quella americana che è di certo più chiusa.
Invece la Cina sta promuovendo questa governance sulla AI globale, promettendo poi risorse ai paesi in via di sviluppo perché nessuno fa niente per niente. È una mossa che ha chiaramente una logica economica e strategica precisa dove puntare sull'apertura di modelli che invece che sulla potenza del calcolo grezzo è anche un modo per aggirare quel collo di bottiglia statunitense e costruire una dipendenza tecnologica e dove questo nel Sud del globo dove gli Stati Uniti lì ancora non sono arrivati con la stessa capillarità. Invece sul fronte finanziario per chi lo porta sul tavolo dei BRICS ha anche la nuova infrastruttura di pagamento, il sistema BRICS Pay che è l'equivalente di quello cinese CIPS, di quello indiano UPI e dell'SPFS russo.
Stiamo parlando di un sistema di messaggistica per i pagamenti pensato per istradare le transazioni fuori da quelli classici, fuori dai circuiti occidentali. Invece per la Russia, per Mosca, questo summit è soprattutto una conferma di una strategia di sopravvivenza diplomatica ed economica che da anni cerca di portare avanti sul fronte mondiale che era rimasta chiaramente isolata all'interno dei suoi confini e questo chiaramente gli dà una possibilità di uscire fuori dal circuito dei pagamenti, quello SWIFT del 2022 che poi ha spostato in modo aggressivo il proprio commercio, questo lo sappiamo tutti, e quindi riuscire a costruire un percorso alternativo con la Cina e l'India sono proprio quei due partner che oggi offrono una sponda politica più solida e proprio dall'interno dei BRICS.
E l'America che cosa fa? Ovviamente la reazione è stata immediata, non ha sorpreso nessuno anche perché il buon Donald Trump ha parlato dei soliti dazi, ha ribadito in relazioni dirette al lancio del BRICS Pay, la minaccia dei dazi è 100% contro qualsiasi paese dei BRICS che persegue queste alternative concrete al dollaro, insomma la nota è la solita linea di Trump che porta avanti da tempo, dazi contro chiunque porta avanti la politica antiamericana. Poi per essere onesti bisogna anche dire che questa pressione americana non sembra aver rallentato nulla, nessun processo, anzi casomai lo ha accelerato, le minacce di Trump non funzionano da terrore di rallentare qualsiasi decisione, anzi sembra quasi, soprattutto per la Cina, di incentivare iniziative che portano ad avere alternative con tutto quello che oggi è di certo strutturato in ambito americano.
Possiamo dire un'America contro tutti, contro l'America Latina, il Canada, i paesi dei BRICS e l'Europa. Invece l'Europa come si comporta di fronte a tutto questo e su questo fermento dei BRICS? Sembra che il primo errore è quella di porsi domande totalmente sbagliate, tipo i BRICS sostituiranno il dollaro, diventeranno un blocco rivale del G7, la risposta poi a breve termine è chiaro che nessuno la ha e non può di certo accadere, ma questo porta ad una instabilità nei rapporti e nei mercati finanziari occidentali. Ma fondamentalmente non prende in considerazione che anche se non avviene con questa velocità, comunque stiamo parlando di un cambiamento lento ma che sta concretamente avanzando.
E forse analizzando sempre testate geopolitiche più importanti, quello che più preoccupa è che l'Europa non sta considerando quello che in realtà la dichiarazione di New Delhi dice e che dovrebbe interessarci di più, ossia la condanna al protezionismo esercitato sotto una copertura di obiettivi ambientali. Ecco questo sembra che sia più un riferimento rivolto a Bruxelles che a Washington e che ma non ce se ne rende assolutamente conto. L'Europa in realtà dovrebbe leggere questa spinta per quello che è davvero, cioè una domanda di rappresentanza, di autonomia e accesso allo sviluppo da parte del Sud globale e non di certo un attacco.
Tanto che i rapporti con i paesi dei BRICS sono differenti, zero assoluto con la Russia per ovvi motivi, però i partenariati strategici con l'India e un rapporto complesso ma non ostile con la Cina. Ecco se l'Europa ha ancora qualche spazio di manovra dovrebbe cercare di muoversi e di giocarlo con l'intelligenza artificiale, ma soprattutto con l'intelligenza, invece che stare sempre sulla difensiva pensando che tutto deve passare in ambito americano. Per andare ad una sintesi finale e per citare il solito Mondo In Bilico che anche si vive in questa area del mondo possiamo dire che ci si sta organizzando su tre livelli contemporaneamente. Chi scrive le regole dell'intelligenza artificiale, chi controlla i canali attraverso cui passa il denaro e chi resta ancora da un multilateralismo che tutti dicono di voler riformare ma che nessuno lo riforma davvero.
La Cina prova a guidare la partita tecnologica, la Russia usa il blocco per provare a respirare e tirare fuori un po' la testa dai suoi confini e dalle sanzioni, gli Stati Uniti rispondono con le solite minacce e la leva sui dazi. L'Europa per ora osserva come sempre divisa tra la paura di restare tagliata fuori e l'occasione di ritagliarsi invece un ruolo di ponte. Se solo trovasse un po' di coraggio e la voce per farlo forse potrebbe riprendere il centro della politica geopolitica mondiale. Ci risentiamo alla prossima puntata di Il Mondo In Bilico. Ciao!
Trascrizione dell'episodio, generata automaticamente e rivista: possono restare imprecisioni.
L'autore
Emiliano Fatello
Biografia in arrivo: chi è Emiliano Fatello e perché ha scelto di raccontare questo podcast.