Riassunto dell'episodio
In questo episodio esploriamo la trasformazione della Cina da potenza economica a progetto politico globale. Analizziamo il ruolo cruciale di Taiwan e dei semiconduttori nella nuova corsa tecnologica e militare. Infine, scopriamo perché l'Indopacifico è diventato il vero ring dell'egemonia del futuro.
Trascrizione
Il mondo da un altro punto di vista. Il mondo in bilico. Oggi ci occuperemo della Cina e dell'area del Pacifico. Parlare oggi della Cina è di certo complesso. Negli ultimi 10 anni è tutto cambiato. Non abbiamo più la Cina di una volta. Perché oggi non è semplicemente una potenza economica ma è un progetto politico globale. Partendo da questo assunto, proviamo allora ad analizzare la nuova Cina, la sua economia, la dottrina militare cinese, la questione di Taiwan e perché l'indo-pacifico sarà il teatro geopolitico dei prossimi decenni.
Per secoli il destino del mondo si è deciso nelle acque dell'Atlantico ma oggi se vogliamo vedere il volto del secolo in corso dobbiamo guardare a oriente tra le scogliere coralline del mar cinese meridionale e i grattacieli di Taipei. Si sta giocando proprio qui una partita a scacchi dove la posta in gioco è l'egemonia globale. Benvenuti a Il mondo in bilico e per dare il solito titolo La Cina e il grande gioco del pacifico. L'eclissi dell'Occidente? Oggi entriamo nel cuore del grande gioco del pacifico. Allora partiamo da una riflessione che inevitabilmente non può non partire purtroppo anche in questo caso dalla guerra, vista questa dannata situazione geopolitica mondiale. Ormai quasi tutti noi sappiamo che non si vince una guerra solo con i carri armati e la Cina lo sa molto bene e da tempo.
Pechino ha lanciato una sfida senza precedenti nel campo delle tecnologie emergenti. Siamo alla robotica con l'intelligenza artificiale sul campo di battaglia che da anni sta lavorando in anticipo rispetto a molti altri continenti per la sostituzione degli uomini con i robot. Ma l'intelligenza artificiale rappresenta in Cina non solo il software ma il cervello della futura dottrina militare, droni autonomi e sistemi di sorveglianza predittiva. L'intelligenza artificiale in Cina è avanti anni luce rispetto agli altri paesi per non parlare appunto del campo militare. Poi per rimanere in tema di guerra bisogna citare quella dei semiconduttori e così ecco che emerge subito la questione Taiwan la quale è considerata la fabbrica del mondo.
Chi controlla Taiwan controlla la TSMC e di conseguenza il cuore tecnologico di ogni smartphone, missile o server sul pianeta. Non sapete cos'è la TSMC, è la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, è il più grande produttore indipendente di semiconduttori di chip al mondo con sede per l'appunto proprio a Taiwan. Domina il mercato globale produce all'incirca il 90 per cento dei chip più avanzati utilizzati dai giganti del mondo dell'economia come la Apple, NVIDIA, l'AMD e la Qualcomm per smartphone, intelligenza artificiale e data center. Questo è il grande sviluppo della Cina degli ultimi anni. Abbiamo tutti in mente la Cina che copiava i prodotti in tutto il mondo, invece oggi abbiamo una Cina con una crescita economica spaventosa ed una velocità unica.
Si è passati così ad una Cina del made in China quantitativo a quello del primato qualitativo. La Cina non vuole più copiare insomma, vuole dettare gli standard globali e lo sta facendo con uno stile ben diverso, più comprensivo, più accettabile e sta ben mascherando il suo sistema imperialista. Insomma un cambio di marcia rispetto agli USA, tanto per fare un paragone qualsiasi, che invece con Trump oramai sono senza filtri e più diretti rispetto al vecchio metodo del sistema di governo che era sempre imperialista ma si mostrava al mondo come gli unici giusti e democratici. La novità quindi è che la Cina attua la sua politica di dottrina militare di difesa attiva dei confini da vera superpotenza, quindi in sintesi si oppone allo strapotere a stelle e strisce contestando nello specifico i domini anche a livello marittimo, puntando a diventare la marina più grande del mondo.
Infatti Pechino sta varando navi a un ritmo frenetico e con l'obiettivo chiaro di dominio e di essere pronti a qualsiasi scontro. Ma ora torniamo a Taiwan, un luogo molto caldo e che potrebbe scaturire scontri terribili tanto per cambiare. Su Taiwan considerata come la fabbrica del mondo ci si trova infatti in bilico sul punto del non ritorno. Tutto iniziò nel 1949 con il Kuomintang di Chiang Kai-shek che trasferì il governo a Taiwan, proclamando la continuazione della repubblica di Cina sull'isola, separandosi di fatto però dalla repubblica popolare cinese fondata da Mao Zedong. Taiwan non ha mai dichiarato formalmente l'indipendenza, non l'ha fatta almeno in modo definitivo e sebbene il dibattito interno sull'indipendenza formale sia attivo hanno evitato proprio per non scatenare un caos infinito o meglio per essere più chiari, un conflitto armato con la Cina continentale.
Ma Beijing però continua a considerare Taiwan una provincia ribelle e parte inalienabile del proprio territorio, minacciando così l'uso della forza come ben sappiamo in caso di una dichiarazione formale di indipendenza. Ecco perché ci pensano bene. E sappiamo bene che la Cina non molla la presa finché non avrà pronto a intervenire in caso di scontro bellico tra Taiwan e Beijing. Insomma, per Xi Jinping la riunificazione con Taiwan è una missione storica non negoziabile, mentre per Washington Taiwan è la prima linea di difesa della democrazia e dell'ordine a guida americana. Uno scontro di visioni geopolitiche ed economiche tra la Cina e gli USA pericolosissimo, con il teatro principale di queste due distanti visioni del mondo nell'area del Pacifico, che è costellata di tante basi militari su queste isole artificiali.
Ma non dobbiamo trascurare il resto dell'area orientale. Il Mar Cinese, soprattutto quello meridionale, in questo caso è una polveriera. Anche qui le Filippine, il Vietnam, la Malaysia, tutti rivendicano un pezzo di mare. E la Cina, che invece ha tracciato la sua linea dei 9 tratti, di che parliamo di una demarcazione geografica a forma di U, utilizzata da Cina per rivendicare la sovranità su circa l'80% del Mar Cinese meridionale. Questa zona include isole, barriere coralline e acque contese appunto dalle Filippine, dal Vietnam, dalla Malaysia e dal Brunei. Dobbiamo dire comunque che nel 2016 il Tribunale Internazionale dell'Aia ha dichiarato quest'area priva di fondamento legale. Qui comunque passa un terzo del commercio marittimo mondiale.
Un incidente qualsiasi potrebbe innescare una reazione a catena che nessuno sarebbe in grado di fermare. Insomma il rischio di un errore di calcolo è al massimo storico. La situazione quindi è molto calda e complessa e la domanda non è più se il grande dragone sfiderà l'egemonia americana, ma come il resto del mondo si adatterà a questo nuovo baricentro della storia, anche se al momento gli scontri bellici li troviamo tutt'altra parte del mondo. Insomma per secoli il Mediterraneo è stato al centro della storia, poi è toccato all'Atlantico. Oggi ogni radar, satellite e ogni borsa valori punta verso un unico immenso spazio blu, proprio l'Indopacifico. Non è solo l'oceano, è il ring dove si decide l'egemonia del futuro. Da una parte l'ordine americano che resiste, dall'altra la Cina di Xi Jinping che vuole riprendersi il posto che ritiene le spetti di diritto e poi la nostra Europa che tenta di trovare come sempre un'unione di intenti vera e propria per contare tra i due colossi.
Insomma sì, anche qui tutto è ancora in bilico. Ci vediamo alla prossima, ciao!
Trascrizione dell'episodio, generata automaticamente e rivista: possono restare imprecisioni.
L'autore
Emiliano Fatello
Biografia in arrivo: chi è Emiliano Fatello e perché ha scelto di raccontare questo podcast.