Riassunto dell'episodio
Il Medio Oriente brucia tra tensioni geopolitiche, conflitti irrisolti e interessi globali incrociati. Dalla tragedia di Gaza alla minaccia nucleare iraniana, passando per il collasso del Libano e il doppio gioco dell'Arabia Saudita, la pace sembra un miraggio. Questa puntata analizza come il caos non sia un caso fortuito, ma una strategia di sopravvivenza per i leader coinvolti a scapito della stabilità mondiale.
Trascrizione
Il mondo da un altro punto di vista. Il Mondo In Bilico. Terza puntata sul Medio Oriente che brucia. Gaza, Iran, Libano, l'Arabia Saudita. Il puzzle impossibile. Bentornati a Il Mondo In Bilico. Sì, brucia il Medio Oriente. Di nuovo, o forse sarebbe meglio dire, ma quando mai si è fermato? Brucia tra drammi che si intrecciano di continuo. Dalle radici del conflitto israelo-palestinese e libanese alle tensioni nucleari iraniane e alla guerra in atto con gli Stati Uniti d'America fino al ruolo ambiguo dei paesi del golfo.
In tutti questi drammatici intrecci che coinvolgono negativamente i maggiori continenti. Perché ogni soluzione sembra risolversi e poi all'improvviso allontanarsi. Ma chi ha interesse a mantenere la destabilizzazione di questa specifica area? Andiamo per ordine ed entriamo nel quadrante più caldo del mondo insieme. Sessanta chilometri di costa. Un deserto che nasconde l'oro nero e un cielo solcato da droni. Cerchiamo di ricomporre un mosaico dove i pezzi sembrano fatti di vetro spezzato. Parliamo di Gaza, di Teheran, di Riyadh. Gaza è una ferita aperta da molto tempo. Da troppo tempo. Parliamo di un incendio che non si spegne dal 1948 e irresponsabilmente viene continuamente alimentato e che oggi minaccia di diventare un orrore globale.
È importante che si capisca la storia di questa assurda guerra. Le radici del conflitto israelo-palestinese non sono solo religiose. Sono territoriali e identitarie. Ma quello che vediamo oggi a Gaza ha cambiato la scala del dolore, dell'accettazione, della decenza, dell'orrore. Un disastro umanitario, un massacro di civili e di bambini e città totalmente distrutte. Un dramma che continua non concedendo appieno ancora oggi assistenza alla popolazione. Dal massacro del 7 ottobre, una ferita insanabile nella psiche israeliana, alla risposta militare che ha trasformato la striscia in un cimitero a cielo aperto. Il paradigma è saltato. Non è più solo una questione di confini. È una lotta per la sopravvivenza che ha radicalizzato ogni attore in campo.
La soluzione due popoli, due stati, oggi sembra un eco sbiadito di un secolo scorso. Oggi sembra regnare solo la vendetta, l'indecenza, la vergogna. Gaza poi viene anche utilizzata per scopi strategici sia da Israele che da Teheran. L'Iran ha costruito negli anni l'asse della resistenza. Hezbollah in Libano, Yemen e milizie in Iraq. Oggi, così, abbiamo il Libano al collasso. Il confine tra Israele e Hezbollah è una polveriera e dopo la guerra e la distruzione di questi mesi oggi spaventa una tregua. Speriamo sia reale, soprattutto perché se il Libano continua a bruciare, l'intero mediterraneo orientale trema. Inoltre, la minaccia nucleare con la storia di un Iran sempre più vicino alla soglia della bomba nucleare ha portato Israele a considerare il tutto come una minaccia esistenziale non negoziabile.
Per gli USA è l'incubo di una proliferazione incontrollabile che richiama la vendetta dei momenti più complicati e umilianti della loro storia diplomatica e militare in Iran tra la fine degli anni 70 e inizio degli anni 80, con la nota crisi degli ostaggi in Iran, il famoso assalto dell'ambasciata americana in Iran del 4 novembre del 79, con ben 52 ostaggi tra diplomatici e cittadini americani. Ma è da questo nuovo attacco americano che la guerra è diventata un problema di tutti. Basta guardare una mappa e cercare lo stretto di Hormuz, con il 20% del petrolio mondiale che passa di lì, questo è diventato il collo di bottiglia del mondo. Con questa chiusura dello stretto da parte dell'Iran con minacce per chiunque passi di lì, ci si trova con l'economia globale in totale arresto cardiaco.
Non è solo geopolitica, è il prezzo della nostra benzina e del nostro riscaldamento e di un futuro ormai in bilico a causa di scelte scellerate tra il presidente Donald Trump e Netanyahu. Infine non possiamo non considerare l'ambiguo ruolo del golfo con l'Arabia Saudita che si trova tra due fuochi e seduto su più tavoli. Ad oggi, anche se meno appariscente, Riyadh vive il tentativo della normalizzazione con Israele per modernizzare la loro economia grazie agli accordi di Abramo, ma contestualmente la piazza araba bolle e Riyadh non può di certo continuare ad ignorare la causa palestinese. Finanziano la ricostruzione, ma contestualmente temono l'egemonia iraniana. Vogliono la stabilità, ma hanno paura di apparire come i traditori della causa islamica.
È un equilibrismo pericoloso che porta ancora di più a destabilizzare l'area, soprattutto oggi dove restare nell'ombra dei disastri in atto è del tutto difficile. Resta abbastanza evidente comunque che la pace scappa sempre e molto probabilmente perché il caos conviene a molti. Alla leadership di Hamas e alla destra radicale israeliana, la guerra garantisce la loro sopravvivenza politica. All'Iran, per tenere impegnati USA e Israele lontano dai propri confini, ad attori esterni come Russia e Cina, ogni risorsa americana spesa in Medio Oriente è una risorsa in meno per l'Ucraina o per il Pacifico, ma anche alla finanza globale e ai mercati che ormai giocano in borsa ogni scommessa quotidiana, sia se riguarda attività belliche che di pace, l'importante è che venga decisa da loro e non dai leader degli Stati Mondiali.
Il Medio Oriente non è un puzzle impossibile perché mancano i pezzi, ma perché chi tiene i pezzi in mano spesso preferisce romperli piuttosto che vederli incastrati con quelli dell'avversario. Il rischio nucleare e la crisi energetica ci dicono che non è più un loro problema, ma è evidente che è il nostro di problema, dell'Occidente, dell'Europa e che non c'è nessuno che ci sostenga per un futuro roseo. Magari un giorno capiremo quando gli Stati Europei decideranno di unire realmente le forze per diventare un grande continente da rispettare realmente in ogni sua decisione della strategia mondiale. Resistiamo, rimaniamo in bilico e mi raccomando non cadete.
Trascrizione dell'episodio, generata automaticamente e rivista: possono restare imprecisioni.
L'autore
Emiliano Fatello
Biografia in arrivo: chi è Emiliano Fatello e perché ha scelto di raccontare questo podcast.