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S01 EP05 · 26 agosto 2026 · 9 min

L'Africa, il Continente conteso

GeopoliticaAfricaCinaRussiaMaterie PrimeEmancipazione DiplomaticaRelazioni Internazionali

Riassunto dell'episodio

L'Africa è oggi la grande scacchiera della geopolitica globale, contesa spietatamente da Cina, Russia e Occidente per il controllo delle sue immense materie prime. Tra colpi di stato, basi militari e nuovi accordi commerciali, i governi africani cercano una complessa emancipazione diplomatica per trasformare la propria ricchezza in una vera benedizione.

Trascrizione

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Il mondo da un altro punto di vista, il mondo in bilico. Sotto la terra del Congo e nelle sabbie del Sahel non ci sono soli minerali, ne avrete sentito parlare, ma c'è il futuro della nostra tecnologia, della transizione energetica e purtroppo anche qui della guerra globale che si accende sempre di più giorno dopo giorno. Oggi al mondo in bilico si viaggia nel continente conteso. Tutti in Africa, una terra ormai trasformata in una scacchiera proprio delle materie prime. Allora, l'Africa non va più vista solo come una vittima, dobbiamo vederla come una scacchiera dove i soliti noti — Cina, Russia e l'Occidente — giocano una partita senza scusioni di colpi.[00:56] Siamo di solitamente un po' tutti presi a cercare di capire chi vince e chi perde, ma quala domanda principale è soprattutto se quest'Africa è finalmente pronta a giocare per se stessa. Allora partiamo da una cifra, 160 miliardi. Cosa sono? Sono le tonnellate di materie prime che estrarranno, probabilmente, entro il 2060 e gran parte di queste fanno parte, sapete di chi? Della Repubblica Democratica del Congo che detiene circa il 70% del cobalto mondiale. Ora, perché è così importante questo cobalto? Perché senza questo minerale le nostre batterie dei telefoni, dei smartphone e delle autoelettriche non esisterebbero.[01:43] Ma anche qui in Africa ecco che sponta il dragone da dietro le tune. Eh sì, la Cina, che ne abbiamo parlato proprio nell'ultima puntata. Perché se il Congo estrae, la Cina ovviamente lavora. Pechino controlla in circa il 60% della raffinazione globale. L'Occidente chiaramente si è svegliato tardi e ora cerca disperatamente di trovare una soluzione di costruire corridoi logistici alternativi, come quella di Lobito, per strappare il monopolio minerario alle aziende cinesi. Ma è una battaglia molto dura da portare avanti verso questo predominio delle terre. È una guerra silenziosa fatta di concessioni, tangenti, infrastrutture.[02:30] Forse un giorno dovremmo parlare e fare una puntata proprio sul land grabbing. Ma spostiamoci a nord nel Sahel. Qui la geografia del potere è cambiata tra il 2024 e il 2026. La Francia è stata totalmente espulsa. Mali, Niger e Burkina Faso hanno chiuso tutte le porte ai soldati di Macron. È cambiato molto dagli anni 90. Se ricorderete quei periodi, devo aiutarvi citandovi il drammatico genocidio del 94-90, il massacro tra Juto e Ituzzi, quelle due popolazioni, quei due gruppi locali che per colpa proprio degli europei, alcuni precisi paesi europei, come i francesi e belgi, che hanno sempre sfruttato queste terre in modo becero, li fecero massacrare tra di loro.[03:19] Tra l'altro se posso consigliarvi un bellissimo film a riguardo a Hotel Rwanda. Vedetelo, è stato sponsorizzato anche da Amnesty International. Ma tornando nel nord Africa, questo vuoto della Francia, sapete da chi è stato colmato? Da Mosca. Quella che conoscevamo come la Wagner, oggi è l'Africa Corps, un braccio diretto del Ministero della Difesa Russo. È una forza statale più organizzata, gerarchia, radicata, ma di certo non è meno brutale. Non è che offrono democrazia, offrono protezione ai regimi militari in cambio di oro e uranio. In Niger, la Russia ha messo le mani su uno dei giacimenti di uranio più grandi nel mondo, colpendo al quale poi l'indipendenza energetica francese.[04:06] Guarda un po'. Prezzo? La violenza jihadista che ancora non si riesce a limitare e chiaramente le popolazioni civile vengono schiacciate tra milizie e mercenari. Sono sempre gli ultimi, è la storia che ce lo ricorda sempre, è sempre il popolo a dover subire e soffrire tra l'altro per le solite strategie economiche di mercato e la geopolitica dei sempre e soliti grandi continenti. Mentre la Russia porta i fucili, la Cina che cosa fa? Porta i mattoni, ma attenzione, non è beneficenza, è strategia, perché per costruire dei punti di approde e di difesa fa questo tipo di lavoro. Ora, dopo le basi del Djibouti, Pechino punta alla costa atlantica e potrebbe forse stare nella zona equatoriale della Guinea o in Gabon.[04:58] Parliamo sempre di conquiste del grande dragone che se riescono a porre delle basi cinesi sull'Atlantico cambierebbe per sempre l'equilibrio della NATO. Comunque il modello cinese sta cambiando nel 2026, non ci sono solo più le grandi opere di cui siamo abituati, ma c'è proprio una logica della industrializzazione locale. La Cina ha capito che per restare deve dare qualcosa in più, ha un atteggiamento molto più furbo, non bisogna solo strarre pietre, ma costruire fabbriche, lavoro, è una mossa per legare un po' a se le elitte africane per i prossimi anni, vogliono distinguersi dai primi pionieri europei che con una mano tendevano gli aiuti e l'altra uccidevano il colonialismo.[05:51] Invece questo è il neocolonialismo, che forse a differenza delle precedenti conquiste e dei precedenti conquistatori occidentali, anche i russi, cinesi mostrano più capacità e interesse sul futuro della società africana, anche se poi in realtà è solo una capacità di applicare le strategie in modo più lungimirante, insomma sono più furbi. Allora la domanda se l'Africa è pronta a diventare un continente alla pari degli altri, noi di podcast avremmo subito risposto assolutamente no, però ci affidiamo ai grandi osservatori come l'IMES, foreign affairs, che rispondono che la situazione chiaramente non è così facile, molto compresa, e nel 2026 dobbiamo parlare di due grandi velocità, l'Africa dei colpi di stato, quindi parliamo di una instabilità dove i militari prendono il potere con il plauso delle piazze, perché sono stanche del vecchio colonialismo e quindi viene sfruttato questo atteggiamento, e poi c'è l'Africa che è quella rivendicativa, stati come il Kenya e il Senegal che stanno riscrivendo i contratti minerari, vicino al caso della canadese Berkegold, non so se l'avete mai sentito, è una grande multinazionale dell'estrazione dell'oro, quando in Mali la giunta militare intensificò la pressione su questo gigante canadese e gli sequestrò circa 4 tonnellate d'oro nel 2025, insomma i governi africani, anche citando questo esempio, non accettano più quelle storiche clausole di stabilità che favoriscono poi in realtà solo le multinazionali stesse.[07:33] L'Africa quindi sta raggiungendo una maturità, l'ho voluta chiamare diplomatica cinica, loro hanno capito e sanno che vengono corteggiati e ovviamente giocano su più tavoli, chiedono le armi alla Russia, le strade alla Cina e aiuti sanitari all'Europa, insomma non c'è più il caos del passato, una disorganizzazione totale di questo immenso paese, ma c'è una politica diversa, una realpolitik africana definiamola così, un po' più concreta, un po' più consistente e forse potremmo dire che era ora, no? Anche se il pensiero poi va sempre ad una domanda che ci pone una questione un po' con potenza, cosa diventerà questo continente così immenso in futuro?[08:20] Perché mette paura a un paese così grande se non è ben organizzato. La vera sfida dei prossimi anni non è di chi vincerà la corsa a queste risorse, ma se l'Africa riuscirà poi a trasformare questa maledizione delle materie prime, pensa dobbiamo maledire le ricchezze e se riusciranno queste ricchezze poi a in realtà in una benedizione per i suoi cittadini. Per ora il fumo di queste basi militari sparse qua e là e il rumore dei convogli che si muovono su tutta l'Africa che trasportano i minerali coprono le grida delle popolazioni locali. L'Africa è sempre al centro del mondo, dove è sempre stata in passato e continua ad esserlo oggi.[09:07] Ma quando il mondo comincerà a vedere l'Africa come un partner alla pari degli altri e non come un bancomat che per di più continuano a scassinarlo brutalmente?

Trascrizione dell'episodio, generata automaticamente e rivista: possono restare imprecisioni.

L'autore

Emiliano Fatello

Emiliano Fatello

Biografia in arrivo: chi è Emiliano Fatello e perché ha scelto di raccontare questo podcast.