Vai al contenuto

S01 EP07 · 25 settembre 2026 · 8 min

Riciclo della plastica in pericolo

Riciclo PlasticaEconomia CircolareRaccolta DifferenziataGaetano ManfrediAnciUtilitaliaTari

Riassunto dell'episodio

La raccolta differenziata della plastica in Italia sta affrontando una crisi senza precedenti, minacciando la tenuta dell'economia circolare. A causa dei costi elevati rispetto ai prodotti importati dall'Asia, i comuni accumulano giacenze milionarie e rischiano rincari sulla Tari per i cittadini. Servono interventi strutturali e incentivi statali per salvare il sistema.

Trascrizione

0:00

Eccoci di nuovo sul Ci Informi, con Sandro Faraglia che vi invia un cordiale saluto. Qualche puntata fa ci siamo occupati di raccolta differenziata. Purtroppo dobbiamo tornare sull'argomento e dico purtroppo in quanto negli ultimi tempi si è verificato un fenomeno piuttosto singolare, ai limiti del paradosso direi. Parliamo infatti del riciclo della plastica o meglio del non riciclo della plastica. È bene sapere che la raccolta differenziata della plastica sta rischiando lo stop. Infatti, circa un quarto della plastica selezionata non trova sbocco sul mercato perché il materiale riciclato da noi costa più di quello nuovo importato dall'Asia.

0:45

A dare l'allarme è il sindaco di Napoli e presidente dell'Anci, l'Associazione nazionale comuni italiani, Gaetano Manfredi, che in un'intervista al Quotidiano Repubblica, afferma Elena Duzi, afferma che i punti di raccolta di molti comuni italiani sono saturi e non si sa più dove mettere la plastica raccolta. Il motivo è quello dei costi, costa meno importare dall'Asia piuttosto che riciclare e così i comuni perdono intorno ai 350-400 milioni all'anno. Questo comporta due conseguenze non da poco perché da una parte c'è un danno per l'ambiente in quanto la plastica in eccesso viene in alcuni casi incenerita, annullando così i benefici del riciclo.

1:34

Dall'altra, prosegue Manfredi, c'è un danno per le nostre casse perché vengono meno i ricavi della vendita del materiale differenziato. E questo ovviamente può ripercuotersi sulla Tari, la tassa sui rifiuti che i cittadini pagano ai comuni che di conseguenza potrebbe aumentare. Con queste premesse, Gaetano Manfredi ha raccolto gli allarmi di tanti suoi colleghi sindaci e, insieme a Luca Dalfabro che è il presidente di Utilitalia, sarebbe la federazione che riunisce le aziende operanti nei servizi pubblici dell'acqua, dell'ambiente, dell'energia elettrica e del gas. Ecco appunto dicevo Gaetano Manfredi e Luca Dalfabro hanno chiesto al ministro dell'Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, di prendere sul serio la crisi.

2:20

Circa un quarto del materiale selezionato, si legge in questa lettera inviata a giugno, non trova oggi collocazione sul mercato e c'è un ulteriore incremento delle giacenze presso gli impianti di selezione e stoccaggio. All'inizio la plastica riciclata all'estero ha iniziato a costare meno di quella riciclata da noi in Italia. Poi perfino la materia prima vergine è diventata più economica della nostra riciclata. Per questo abbiamo proposto al ministero dell'Ambiente degli incentivi che rendano il riciclo in Italia di nuovo competitivo, sperando che si prendano provvedimenti quanto prima, aggiunge Manfredi. Ora quali sono i numeri di questa crisi? In base ai dati di Anci e Utilitalia, il costo della raccolta della sola plastica in Italia per i comuni è di circa 600 milioni all'anno.

3:15

In questo periodo di crisi il mancato ritiro della plastica differenziata costa circa 350-400 milioni all'anno in più, pari a 35 milioni al mese. E poi alla domanda se per recuperare questi mancati introiti i comuni aumenteranno le tasse sui rifiuti, Manfredi risponde che la legge in Italia impone che il ciclo dei rifiuti si debba autosostenere dal punto di vista finanziario, cioè la gestione dei costi deve essere coperta dai proventi della tassa locale, la Tari appunto. Ora già normalmente la raccolta differenziata costa più di quella normale perché richiede mezzi ad hoc, più personale, soprattutto dove c'è la raccolta porta a porta. E quindi se fino a ieri i ricavi della vendita del materiale differenziato compensavano le spese, oggi non è più così e potremmo essere costretti ad aumentare. C'è da dire che anche per il vetro le notizie non sono proprio rassicuranti, anche se la situazione è leggermente meno grave rispetto alla plastica.

4:21

C'è da dire che il riciclo di entrambi questi materiali è energivoro e l'aumento dei prezzi delle fonti fossili ci spinge ancora più fuori mercato. Insomma, conclude Manfredi, si rischia la tenuta stessa dell'economia circolare e un senso civico costruito nel tempo. Si sono impiegati anni a costruire una cultura del riciclo, si è lavorato nelle scuole con le famiglie e i risultati sono stati ottimi e non possiamo distruggere tutto proprio ora con la crisi del pianeta che si aggrava sempre più. Ecco fin qui le parole di Manfredi, consentitemi come di consueto di aggiungere qualche mia considerazione finale. Sì ok gli incentivi, gli incentivi possono dare un sollievo, ma a mio modo di vedere non rappresentano interventi strutturali che invece dovrebbero agire a monte del processo a partire da una diminuzione della produzione della plastica cosa che si può realizzare in due maniere che possono anche essere complementari.

5:24

La prima fare azioni sulle industrie e case produttrici imponendo quando possibile imballaggi diversi. Provate a pensare un attimo agli scaffali di un supermercato e quanta plastica c'è. Penso per esempio alla pasta che mangiamo, può tranquillamente essere confezionata in scatole di cartone o buste di carta, alcune aziende lo fanno già, altre ancora usano la plastica, ma penso anche ai sacchetti di caramelle, pacchi di biscotti, di merendine. In fondo un passo importante è stato fatto con il divieto di produrre bicchieri, piatti e posate di plastica e sostituendoli con quelli realizzati con materiale compostabile. E allora penso che questa strada possa essere seguita anche per altri prodotti.

6:11

La prima cosa da fare è lavorare sulle industrie e sulle case produttrici. L'altra cosa è un cambio di cultura e questo riguarda noi consumatori che con i nostri comportamenti possiamo dare un contributo importante alla causa, per esempio riutilizzando i sacchetti di plastica convenzionale, intendo quelli non biodegradabili, acquistando detersivi alla spina, così come bagnoschiuma o shampoo, piuttosto che comprare ogni volta nuovi flaconi, oppure rifornirsi di acqua nelle bottiglie di vetro, ci sono quelle casette che ormai hanno quasi tutti i comuni, anziché acquistare le confezioni in plastica. Oppure se si deve acquistare una macchina da caffè è preferibile acquistarne una a cialde piuttosto che quella a capsule che ha l'involucro in plastica, e così via, insomma di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe.

7:07

È chiaro che tutto questo richiede un cambiamento di abitudini e sacrificio, ma se pensiamo all'obiettivo finale, cioè la salvaguardia dell'ambiente ed anche risparmi per noi, perché come detto in precedenza questa crisi della plastica ha delle conseguenze economiche anche per noi con l'aumento possibile della Tari. E allora facciamo qualche piccolo sforzo che, tutto sommato, non costa poi così tanto e diamo anche noi un aiuto concreto, ricordando che si tratta di un investimento per il futuro per noi e soprattutto per le nuove generazioni. Grazie ancora per l'ascolto e ci sentiamo alla prossima puntata.

Trascrizione dell'episodio, generata automaticamente e rivista: possono restare imprecisioni.

L'autore

Sandro Faraglia

Sandro Faraglia

Biografia in arrivo: chi è Sandro Faraglia e perché ha scelto di raccontare questo podcast.