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S01 EP06 · 18 settembre 2026 · 10 min

Perchè tanti giovani vanno all'estero per lavoro

Cervelli In FugaCNELRenato BrunettaMarina CalderoneLavoro GiovanileEconomia Italiana

Riassunto dell'episodio

Un'analisi approfondita sui giovani italiani che lasciano il Paese per lavorare all'estero, basata sui dati allarmanti del CNEL. Attraverso le retribuzioni ai minimi storici e una scarsa meritocrazia, il tessuto produttivo perde ogni anno miliardi di capitale umano prezioso. Il report si arricchisce della toccante testimonianza diretta di una ricercatrice trasferitasi in Olanda.

Trascrizione

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Il mondo da un altro punto di vista. Ci Informi — notizie, utilità, curiosità dal Lazio e non solo. Un cordiale saluto da Sandro Faraglia di nuovo su podcast .it. La puntata di Ci Informi tratta oggi di un tema che credo ammarisca un po' tutti noi. Parliamo del fenomeno che riguarda i nostri giovani, in particolare i giovani costretti ad andare all 'estero per motivi di lavoro. E approfondiamo questo argomento tramite un articolo pubblicato sul quotidiano Avvenire firmato da Cinzia Arena, il cui titolo è emblematico.

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Per far rientrare i cervelli in fuga, basterebbe pagarli il giusto. E si affronta appunto il tema parlando di uno studio del CNEL, il Consiglio nazionale dell 'economia del lavoro, che ha intervistato 2500 giovani tra i 18 e i 34 anni che sono andati all 'estero a lavorare, anticipando i dati su un campione più limitato di 1800 persone. Dalle risposte ricevute, le cause di questa emorragia in maniera sintetica sono state le retribuzioni ai minimi storici, con uno svantaggio salariale che negli ultimi 25 anni si è acuito rispetto ai principali paesi dell 'Unione Europea e anche la possibilità di fare carriera del tutto scollegate rispetto al merito e all 'impegno.

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La notizia allarmante è che dal 2011 al 2024 c 'è stata una vera e propria emorragia. L 'Italia ha visto infatti partire al netto dei rientri ben 441 mila giovani, con un aumento nella quota delle donne che sono il 46 ,6 % del totale e, detto per inciso, le meno disponibili al rientro. C 'è da dire che secondo la Ministra del Lavoro Marina Calderone il fenomeno sarebbe in regressione con un calo del 20 % del numero degli italiani andati all 'estero per lavorare nel 2025 in base a dati ISTAT diffusi ad agosto. C 'è da dire che chi parte ha, nella stragrande maggioranza dei casi, una laurea in tasca.

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Infatti il 93 % degli intervistati è laureato e in particolare il 45 % ha una magistrale, il 22 % un master e il 12 % un dottorato. Un dato interessante è che ben il 58 % ha lasciato l 'Italia appena finiti gli studi senza neanche aver provato sul campo come si lavora. Bene, a questo proposito abbiamo cercato una testimonianza collegandoci telefonicamente con un ingegnere elettronico che si chiama Elisa Cipriani che è andata via dall 'Italia per lavorare in Olanda. Ed ecco le sue parole. Ciao Elisa, mi senti? Ciao Sandro, eccoci. Ciao, allora innanzitutto grazie per aver accettato l 'invito su Ci Informi.

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Sei graditissima ospite e rientri nella sfera delle persone che, ahimè, dei giovani che sono andati e dovute andare all 'estero per motivi di lavoro. Ecco, io volevo sapere Elisa, che tipo di lavoro facevi in Italia e dove? Allora, io in Italia ero ricercatrice all 'università. Io sono laureata in ingegneria elettronica, specializzata in elettronica delle microonde e dopo l 'università Tor Vergata a Roma. Sostanzialmente mi occupavo di apparati trasmettitori sia per la difesa che per lo spazio già all 'università. Però mi sembra di ricordare che per questo tuo lavoro non avevi un contratto fisso, comunque a tempo indeterminato, sbaglio.

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In realtà la posizione lavorativa che avevo in Italia all 'università era in effetti una posizione lavorativa a tempo determinato e era un contratto, un assegno di ricerca che adesso non esiste più con le nuove riforme che veniva rinnovato di anno in anno e quindi alla fine il lavoro mi piaceva molto, però comunque non avevo una stabilità economica o comunque prospettiva a lungo termine. Ecco, con questa tua ultima affermazione praticamente mi stai rispondendo alla domanda che ti avrei fatto subito, cioè cosa ti ha spinto ad andare all 'estero. Allora, in realtà è stata un po' una combinazione di fattori. Io sono molto specializzata nel mio lavoro, quindi a un certo punto nel percorso nella carriera metti in conto di trasferirti o cambiare paese o cambiare anche città, anche soltanto in Italia, per trovare un 'azienda o qualcosa che alla fine possa assumerti a tempo indeterminato.

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Ha giocato un ruolo anche il caso perché sono stata contattata proprio su LinkedIn da un 'azienda che si occupava di fornire personale all 'Agenzia Spaziale Europea dove lavori adesso e quindi ho aderito alla loro richiesta e sono stata selezionata. Non ti sei fatto scrupolo perché per i nostri ascoltatori sappiano che tu sei mamma di tre figli ed anche moglie e quindi hai preso tutto, tutti d 'accordo e tutti via in Olanda dove adesso immagino ti trovi benissimo anche lavorativamente parlando. Sì, sì mi trovo bene qui in Olanda. Sì, ci siamo trasferiti che il primo bambino aveva tre anni, gli altri due sono nati qui in Olanda, quindi sì abbiamo fatto i bagagli.

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Certo, certo, quindi insomma avete avuto modo di integrarvi in una nuova realtà che ha una cultura, tradizioni credo un po' diverse dalle nostre. Sì, è una cultura che comunque è molto diversa da una cultura mediterranea a cui siamo molto più abituati noi, sono persone più chiuse, però comunque alla fine ci stiamo integrando, stiamo ancora nel processo di integrazione. D 'altra parte però io lavoro in un ambiente fortemente internazionale, perciò è facile avere a che fare con persone provenienti da tutta Europa e anche molti dall 'Italia. Grazie a Dio le amicizie non ci mancano.

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Ecco benissimo, benissimo e quindi non avresti ho capito grossi motivi per tornare in Italia, diciamo. Allora per tornare in Italia, beh quello che manca dell 'Italia è sicuramente le amicizie che abbiamo lasciato giù, gli affetti familiari, però in questo momento la qualità della vita è nettamente superiore qui in Olanda dove stiamo adesso. Benissimo Elisa, io ti ringrazio infinitamente per la testimonianza e ti auguro buona fortuna sia per il lavoro e soprattutto anche per la famiglia. Ciao e grazie ancora. Ecco mi sembra che le parole di Elisa siano completamente in linea con i dati forniti dal CNEL che sottolinea come le basse retribuzioni sono indicate da quattro giovani su cinque come uno dei motivi rilevanti per decidere di trasferirsi.

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Pensate rispetto alla Germania, tanto per fare un esempio, il divario salariale è del 36 % ed è aumentato perché nel 2002 era del 14%, il divario con la Svizzera addirittura del 71 % era il 39 % nel 2002 e anche la Spagna ci ha superato con un 7 % in più. Ma non solo questo, i ragazzi denunciano una cultura del lavoro giudicata quantomeno arretrata e poco attenta alle competenze e alla persona. Molti lamentano l 'alentezza della burocrazia, il peso del clientelismo e le raccomandazioni come elementi negativi del mondo produttivo italiano. Dobbiamo pagare anche un conto economico perché per il CNEL si tratta di una perdita di 16 miliardi l 'anno di capitale formato e messo a frutto altrove e come dice il presidente del CNEL Renato Brunetta è un 'emorragia che nessuna economia può permettersi e lo stesso Brunetta conclude dicendo che ora tocca al Paese dare delle risposte alle imprese prima di tutto e alle istituzioni che devono creare le condizioni per un ritorno conveniente.

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Ecco io voglio concludere con una mia riflessione personale. Viviamo già in un Paese con un 'età media piuttosto avanzata, avendo il triste primato di Paese più vecchio dell 'Unione Europea. Vogliamo ancora peggiorare questa situazione oppure vogliamo invertire il trend per creare nuove condizioni ringiovanendo un po' la nostra Italia? Istituzioni? Aziende? Imprenditori? Ci siete? Grazie a tutti per l 'ascolto e alla prossima puntata.

Trascrizione dell'episodio, generata automaticamente e rivista: possono restare imprecisioni.

L'autore

Sandro Faraglia

Sandro Faraglia

Biografia in arrivo: chi è Sandro Faraglia e perché ha scelto di raccontare questo podcast.