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S01 EP01 · 20 luglio 2026 · 10 min

Storia della ricerca sul web

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Riassunto dell'episodio

In questa prima puntata di PALESEO, Alberto Di Maio esplora l'evoluzione della ricerca online, passando dalle prime directory ai motori di ricerca, dai social network fino all'intelligenza artificiale generativa. Un viaggio per capire come le persone trovano le informazioni oggi e quali sono le nuove sfide per la SEO e il digital marketing.

Trascrizione

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Il mondo da un altro punto di vista. PALESEO. Benvenuti su PALESEO. Orientarsi nel web con lo sguardo di un SEO. Io sono Alberto Di Maio, SEO specialist, e qui provo a rendere il digital marketing più chiaro e accessibile, alla portata di tutti insomma. Nella prima puntata di questo podcast partiamo da una domanda semplice solo in apparenza. Cosa vuol dire cercare qualcosa online? Può sembrare una domanda banale, perché ormai siamo abituati a pensare che cercare su internet significa aprire google, scrivere due parole e vedere cosa succede.

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In realtà la ricerca online non è sempre stata questa cosa qui. E soprattutto non è più solo questo. Per spiegare questa evoluzione, prendo in prestito una lettura di Giorgio Taverniti, esperto, consulente e divulgatore del mondo SEO e digital marketing. Taverniti racconta la ricerca online come una sequenza di fasi. Prima le directory, poi i motori di ricerca, poi le reti sociali, i social media e oggi la i generativa. Ma proviamo a tradurlo in qualcosa di potabile per tutti. Andiamo con qualche data, spicciola, veramente approssimativa. Non così indietro nel tempo dai. Internet diventa accessibile a tutti. All'inizio il web era un posto molto più piccolo. Non piccolo in senso assoluto, anche se effettivamente i numeri erano piuttosto esigui dei siti attivi.

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Ma piccolo comunque rispetto a quello che oggi conosciamo come web. I siti erano pochi e il problema principale era come faccio a sapere dove andare a leggere ciò che mi interessa? La risposta erano le directory. Il nome già ti dà qualche dritta. Potevi visitare un o, in italiano, localizzatore uniforme di risorse. Per gli amici URL, li accedevi direttamente adesso senza passare da ricerche sommarie. Al più, ci arrivavi da un ul suggerito su un altro sito o magari da siti aggregatori di più URL, organizzati per tema. Internet è cresciuto.

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Sono arrivati sempre più siti, pagine e temi trattati su ogni progetto online. Sempre più insomma. E quando uno scaffale diventa troppo grande, l'indice manuale non ti basta più. A quel punto sono arrivati i motori di ricerca. È arrivato Google. Qui cambia proprio il processo mentale di approccio. Non entri più in una categoria già pronta, fai una domanda o inserisci parole chiave che racchiudono ciò che cerchi. Scrivi qualcosa e il motore prova a restituirti le pagine più pertinenti in un elenco ordinato per attinenza. E questo è stato il minimo comune denominatore della ricerca online. Io ho un bisogno, lo trasformo in parole chiave e il motore mi restituisce dei risultati. Poi io scelgo, clicco, confronto, leggo, insomma interagisco con le pagine.

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E qui nasce anche il mondo SEO, il mio mestiere. Vi spiegherò più avanti in questo podcast, almeno per come lo intendiamo classicamente. Se le persone cercano qualcosa su Google, aziende, professionisti, editori e creator vogliono essere trovati nel momento giusto, con il giusto contenuto e nella ricerca adeguata. Fin qui tutto relativamente lineare. Arrivano i primi social network e Facebook ha stretto giro. E qui succede un'altra cosa interessante, la scoperta delle informazioni non passa più solo da una chiave di ricerca, detta query, così iniziamo ad avere un po' di dimestichezza con le parole tecniche. Ma anche dalle persone, amici, colleghi, di nuovo creator, comunità online, gruppi, pagine, inizi a conoscere contenuti perché qualcuno li condivide, li commenta e li consiglia.

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Probabilmente li rilancia. Non cerchi solo perché hai una domanda come prima. A volte scopri qualcosa perché semplicemente passa nel tuo spazio sociale. È una differenza enorme: è l'informazione che arriva da te, perché circola dentro una rete di persone a cui tu appartieni. Ma andiamo avanti. I social network aprono la strada di social media, come YouTube. La distinzione può sembrare sottile, ma è importante. All'inizio al centro c'erano le connessioni, le persone che conosci, i tuoi contatti, le relazioni, insomma quella che adesso definiamo la tua community. Poi il focus si sposta improvvisamente sui contenuti, sempre di più.

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I video, i post, i reel, le storie. Siamo bombardati da input esterni alla nostra cerchia sociale. Ora non conta più solo chi conosci, conta cosa trattiene la tua attenzione, e cosa l'ha trattenuta in passato, su quella piattaforma o altrove. È qui che entra in scena lui, l'algoritmo di raccomandazione. A quel punto non vedi più soltanto ciò che hai cercato, e nemmeno solo ciò che pubblicano le persone che segui. Vedi ciò che l'algoritmo di quella piattaforma pensa possa interessarti e coinvolgerti. Sostanzialmente farti restare lì ancora altri 30 secondi. No, poco più. Qui la ricerca diventa quasi invisibile. Non scrivi per forza una domanda, ma stai comunque scoprendo cose. Semplicemente scorrendo i reels o la tua homepage, sei, come dicevo, bombardato di input.

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Ricette, notizie, opinioni, tutorial, viaggi, professionisti, soluzioni a problemi che magari non sapevi nemmeno di avere. Questo cambia anche il modo in cui vengono prodotti i contenuti, perché se prima il contenuto doveva farsi trovare da chi cercava, ora deve anche riuscire a emergere in un flusso continuo, competitivo e veloce, meno di stimoli. Deve avere un gancio forte, si dice in gergo tecnico, ovvero la capacità di attirare la tua attenzione abbastanza a lungo da trasmetterti il suo messaggio. Tipo… Se ti dicessi che con soli 5 euro puoi mangiare in questo posto fino a scoppiare, ci crederesti? Vi ricordo a un formato già sentito? Andiamo avanti. Praticamente oggi, l'intelligenza artificiale generativa, o AI. Qui il salto è ancora diverso e più ampio, epocale userei, con la I generativa e il Large Language Model, che chiamerò LLM, perché sennò impazzisco.

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Sempre più spesso non chiediamo più soltanto trovami una pagina, chiediamo spiegami, riassumi per me, confronta, scegli, dammi una risposta più ampia, cerca più fonti, in sintesi, crea qualcosa per me. È un passaggio delicato, perché l'utente può fermarsi prima del click. Prima di arrivare sul tuo sito o profilo, dove, come professionista o azienda, hai possibilità di manovra, e puoi presentarti al meglio, secondo le tue regole di ingaggio. A volte, all'utente AI, basta una sintesi dei concetti cercati, oppure vuole una risposta operativa. Altre volte, purtroppo per noi, semplicemente vuole che qualcuno o qualcosa faccia da filtro tra lui e la fonte. E qui la ricerca online entra in una fase nuova. Non spariscono motori di ricerca, siti e social, badate bene, perché è un'evoluzione del mercato, un'evoluzione del sistema, è un ampliamento.

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Il traffico si sposta su più canali. Si aggiunge però un nuovo strato, ancora più fitto. Quello delle risposte generate, l'interfaccia conversazionali, ovvero assistenti virtuali, che mediano tra noi le informazioni. Un punto oggi, almeno per noi marketer, non è dire Google è morto, che è una frase buona nel mio settore per acchiappare due like su LinkedIn, perdere mezza giornata in commenti inutili e salamelecchi. Un punto è un altro, il modo in cui le persone arrivano alle informazioni si sta frammentando. A volte si cerca su Google, altre volte su TikTok, YouTube, che si confronta su forum e piattaforme come ad esempio Reddit o i portali di recensioni. Ci sono persino volte in cui gli utenti non cercano affatto, scrollano il social col ditino, inciampano in un contenuto se lo salvano, poi magari comprano, leggono o si informano sulla tematica in un secondo. Altre volte l'utente preferisce chiedere a chat GPT, Gemini o Claude per una ricerca mirata e semplificata.

8:30

Le domande di questo nuovo universo espanso, nel digital, diventano multiple e tutte importanti. Dove nasce il bisogno informativo delle persone? Dove cercano davvero? Ma soprattutto di chi si fidano oggi per le loro ricerche? Perché alla fine il punto è sempre quello, le persone cercano e continueranno a cercare Solo che non cercano più, tutte quante nello stesso posto, allo stesso modo e soprattutto con la stessa pazienza. Sintetizzando lo spiegone, un tempo internet è una mappa, un archivio da interrogare, poi una rete di persone e ancora un flusso di contenuti. Ora, ampliandosi e evolvendo una volta ancora, sta diventando una conversazione con sistemi che provano a rispondere al posto delle pagine web.

9:16

E per chi come me lavora con i contenuti, i siti, con la SEO o semplicemente con la comunicazione online, questa è la vera sfida. Non inseguire ogni moda, ma cercare di capire come cambia il comportamento delle persone. Perché la ricerca non muore mai, ma cambia forma e, come spesso succede nel web, chi se ne accorge prima vince. E siamo giunti al termine del nostro primo appuntamento settimanale. Grazie per aver ascoltato la prima puntata di Pale SEO, orientarsi nel web con lo sguardo di un SEO. Io sono Alberto Di Maio e in caso di dubbio domande puoi lasciare un commento all'episodio oppure trovi tutti i contatti e le fonti in descrizione allo stesso.

Trascrizione dell'episodio, generata automaticamente e rivista: possono restare imprecisioni.

L'autore

Alberto Di Maio

Biografia in arrivo: chi è Alberto Di Maio e perché ha scelto di raccontare questo podcast.